p 284 .

Paragrafo 3 . Lo strumentalismo di John Dewey.

     
Introduzione.

La   dilatazione  jamesiana  del  concetto  di  esperienza  trova   un
sostenitore  in John Dewey, un altro pensatore americano che  sviluppa
la sua filosofia nel solco tracciato da Peirce e da James.
     L'esperienza  comprende  i sogni, la  pazzia,  la  malattia,  la
morte,  il  lavoro, la guerra, la confusione, l'ambiguit e  l'errore;
comprende i sistemi trascendentali come quelli empirici; la magia e la
superstizione  come la scienza(52). Nulla  sottratto  o  sottraibile
all'esperienza, l'intero universo ne diventa
     
     p 285 .
     
     oggetto.  L'esperienza non  conoscere, ma    fare;    rapporto
problematico  con  la realt, al cui interno emerge il  pensiero  come
processo  di  indagine, vlto a superare gli ostacoli e a trovare  una
soluzione  ai  problemi posti dall'esperienza stessa.  Il  pensiero  
strumento dell'esperienza.

Dare un senso all'esperienza.
     
Dewey  coglie  il  problema  di  fondo che  nasce  da  una  concezione
indifferenziata dell'esperienza, che include tutto al suo interno.
Come  Hegel(53) aveva visto nell'Assoluto indifferenziato di Schelling
l'impossibilit  di  determinare come movimento dialettico  i  singoli
momenti  della  realt e lo stesso Assoluto, cos Dewey  -  dopo  aver
dilatato  il concetto di esperienza - sente il bisogno di procedere  a
una determinazione di questo stesso concetto.
     Se  tutto  esperienza, l'esperienza perde ogni senso e  non  pu
pi  assolvere  la stessa funzione di quando ad essa si  contrapponeva
qualcosa,   come   la  conoscenza  innata  o  la  realt   metafisica:
l'esperienza poteva costituire una via - alternativa ad  altre  -  per
accedere  alla  conoscenza  della  Verit,(54)  ma  quando   tutto   
esperienza  essa  destinata a confondersi con tutte le  cose:  cadono
cos  le  distinzioni  fra superstizione e scienza,  fra  empirismo  e
razionalismo,  e pu aprirsi la via a soluzioni di tipo mistico,  come
quella di James.
     
Esperienza e denotazione.
     
I  problemi  che  derivano  dalla  generalizzazione  del  concetto  di
esperienza  non devono per portare a rinunciare ad essa  in  nome  di
vecchi  strumenti della filosofia. Si tratta, piuttosto, nelle  nostre
indagini,  di determinare e delimitare preventivamente e di  volta  in
volta  l'oggetto  dell'esperienza,  e  individuare  il  problema   che
vogliamo  risolvere.  Dewey usa il termine denotazione   per  indicare
questa  determinazione e individuazione. Il metodo proposto  da  Dewey
consiste nel denotare le cose che si vogliono conoscere: Queste  cose
devono  essere trovate e mostrate, e la loro autorit poggia sul  dato
percepito  di questa denotazione empirica(55). Il metodo, ovviamente,
pu   essere   applicato  a  tutti  gli  oggetti  dell'esperienza,   a
prescindere  dalla  loro  natura: in  qualche  modo  esso  rappresenta
l'estensione alla totalit dei fenomeni dell'esperimento tipico  della
scienza   moderna   (isolamento,   previsione   e   verifica   di   un
fenomeno).(56)
     
     p 286 .
     
     Se  si  verificasse un accordo universale su questo  metodo,  la
parola  esperienza e la nozione relativa potrebbero  essere  messe  da
parte, ma finch gli uomini preferiscono in filosofia (cos come  lo
preferiscono nella scienza) definire e considerare la "realt" secondo
i  canoni estetici, morali o logici, abbiamo bisogno della nozione  di
esperienza  per  ricordare che la "realt" include  tutto  ci  che  
trovato denotativamente(57).
     Pertanto   il   ricorso  all'esperienza  -  nella   forma   della
denotazione  -  necessario per rovesciare un'impostazione  filosofica
che  sostituisce  l'estetica, la morale e la ragione  (Dewey  dice  il
raziocinio)  e  le  loro conclusioni alle cose che  vengono  fatte,
sofferte e immaginate.(58)
     Di  fronte  alla  realt  complessa e confusa  dell'universo  i
filosofi sono partiti da premesse altamente semplificate e da  dati
e  princpi  sufficientemente semplici  per  produrre  quello  che  si
cercava.(59)
     L'esperienza  ci  insegna che non dobbiamo partire  da  elementi
semplici  scelti arbitrariamente e dedurre da essi quelli  complessi.
Questo  metodo - la deduzione - ha fatto s che gli aspetti  complessi
non deducibili da premesse semplici, ma spesso arbitrarie, non fossero
nemmeno  presi  in considerazione o fossero ritenuti  irrilevanti.  In
altre parole: all'interno del metodo deduttivo tutto quello che non  
riconducibile a princpi primi e universali non  considerato  Essere,
o  assegnato a un rango inferiore dell'Essere.(60)
     
Una realt ingarbugliata e complessa.
     
L'esperienza,  secondo quanto sostiene Dewey in  Esperienza  e  Natura
(1925),  ci  insegna  che  la  realt  in  cui  siamo  immersi  e  che
incontriamo  per prima  ingarbugliata e complessa e che  le  nostre
operazioni  mirano  a  discriminare, ridurre, analizzare  -  in  una
parola, a ordinare - questa realt.
     La  conoscenza  quindi  data esclusivamente dal  nostro  operare
sulla  realt  per  ordinarla e semplificarla. Ma -  dal  momento  che
l'uomo  non  separato da questa realt, ma ne  anzi parte integrante
-  le nostre operazioni si integrano e si condizionano vicendevolmente
con le trasformazioni da esse prodotte nella realt: il nostro agire 
un  interagire,  il punto di incontro fra la nostra matrice biologica
e quella culturale o sociale.
     La  filosofia di Dewey costituisce, quindi, una ripresa esplicita
del  pensiero  di Peirce - del quale valorizza il carattere  operativo
della  conoscenza - coniugata con i princpi volontaristici di  James:
nell'attivit conoscitiva, cio nell'agire, anche per Dewey  un  ruolo
importante  svolto dalla volont operativa dell'individuo.
     L'individualismo esasperato di James  per mitigato,  in  Dewey,
dalla necessit - evidenziata da Peirce - che la maggioranza condivida
le idee derivate dall'esperienza.
     
     p 287 .
     
     L'agire  umano in cui si concretizza la conoscenza  presuppone  -
secondo un principio comune a tutta la filosofia del pragmatismo -  la
capacit di prevedere gli effetti della nostra azione: non solo perch
cos  -  e  solo  cos  -  possibile verificare  le  nostre  idee,  o
credenze, ma anche perch il nostro agire mira alla trasformazione  in
una  direzione  piuttosto che in un'altra della  realt  presente.  Il
pensiero quindi  un processo di riorganizzazione dei dati empirici in
vista di un fine da raggiungere.( d)all'avvertire, nel nostro rapporto
con  la  realt,  una  situazione di dubbio e di incertezza;  si  deve
quindi  -  come  abbiamo  gi accennato - individuare  e  definire  il
problema  da  risolvere;  a  questo  punto  interviene  l'attivit  di
riflessione,  volta a scegliere ed elaborare una  idea  o  ipotesi  di
soluzione del problema; infine si dovr procedere al controllo e  alla
verifica della ipotesi attraverso l'azione.
     Il   risultato   di  queste  operazioni  del   pensiero      una
riorganizzazione - sempre provvisoria, passo dopo passo -  del  nostro
rapporto  con  la  realt,  che appare in  questo  modo  un  po'  meno
ingarbugliata. Il pensiero assolve cos al suo compito di  strumento
di progettazione e realizzazione dei nostri obiettivi.

Strumentalismo e morale.
     
Il pensiero e la conoscenza sono quindi ridotti a semplice strumento
per  il  raggiungimento di uno scopo: proprio per questo Dewey  chiama
strumentalismo la sua filosofia. Egli vuole chiarire fino in fondo che
il  problema non  quello della verit (n assoluta, n relativa),  ma
quello  di  raggiungere nel mondo una sicurezza e un benessere  sempre
maggiori.
     Questo  risultato  -  come abbiamo gi accennato  -    possibile
attraverso  una  organizzazione  e semplificazione  di  dati  empirici
confusi,  cio attraverso un processo di razionalizzazione.  Anche  su
questo  terreno Dewey rifiuta il volontarismo di James, per recuperare
il  ruolo  della logica sostenuto da Peirce. Quando parla  di  logica,
Dewey  ne  rifiuta la designazione tradizionale che la identifica  con
una  struttura  della  ragione: i risultati delle  ricerche  in  campo
matematico  e  fisico  hanno prodotto una crisi definitiva  di  quella
concezione.(62)
     La  logica,  cio  l'insieme di strumenti  di  interpretazione  e
razionalizzazione della realt, non preesiste all'indagine,  ma,  come
aveva notato anche Peirce, si costruisce e si modifica nel corso della
ricerca: La logica  una dottrina che si evolve. La ragione ne   che
la  logica  si  fonda  su  analisi  dei  migliori  metodi  di  ricerca
(giudicati tali in riferimento ai loro risultati nell'indagine
     
     p 288 .
     
     continuativa)  esistenti  a  un dato  momento.  Via  via  che  si
perfezionano  i  metodi  delle  scienze, corrispondenti  mutamenti  si
verificano nella logica(63).
     E' chiaro che, in questa prospettiva, vengono meno anche tutti  i
tradizionali  punti di riferimento morale. Ma anche su questo  aspetto
Dewey  si  differenzia da James, il cui individualismo  poteva  essere
inteso  come  giustificazione di qualsiasi azione  purch  voluta  e
creduta. Per Dewey si tratta di utilizzare la ricerca razionale  per
migliorare  le nostre scelte che, comunque, mirano a dare valore  alle
cose  che riguardano il nostro benessere. Questo obiettivo, alla  luce
dell'esperienza di ciascuno di noi, non  isolabile dal contesto della
realt  in  cui siamo immersi: quindi la ricerca del bene di  ciascuno
concorre   alla   costruzione  di  un  mondo   migliore.   In   netta
contrapposizione  alle filosofie del passato, intese  ad  adeguare  il
mondo  a una perfezione ideale puramente astratta e inconsistente,  lo
strumentalismo configura i valori etici come apporti effettivi e reali
alla  razionalizzazione  dei  rapporti sociali  mediante  il  processo
logico-operativo del pensiero(64).

L'educazione.
     
La vita dell'uomo viene a coincidere - nella concezione di Dewey - con
una  ricerca  ininterrotta, in una interazione continua  tra  ambiente
esterno  (naturale e sociale), obiettivi individuali, volont, ragione
e strumenti di indagine.
     E'    evidente   che   in   questa   prospettiva   il    problema
dell'educazione  viene  ad assumere un rilievo  particolare.  Nel  suo
primo  saggio pedagogico, Il mio credo pedagogico (My Pedagogic Creed)
del 1897, Dewey scrive che preparare il fanciullo alla sua vita futura
significa  agire e interagire nel suo presente e dargli la padronanza
di  se stesso; significa educarlo in modo che egli arrivi a conseguire
l'impiego intero e pronto di tutte le sue capacit; che il suo occhio,
il  suo  orecchio  e  la sua mano possano essere pronti  strumenti  di
comando,  che  il  suo giudizio possa essere capace  di  afferrare  le
condizioni  nelle  quali  deve lavorare  e  le  forze  che  egli  deve
sviluppare per potere agire economicamente ed efficientemente(65).
     
La scuola attiva.
     
Perch  il  fanciullo  possa sviluppare tutte le  proprie  capacit  e
diventare  quindi padrone di s, la scuola non pu essere intesa  come
qualcosa  che  fornisce  dall'esterno  dati,  informazioni  oppure  un
metodo. Per il giovane, come per l'adulto, solo l'esperienza operativa
fornisce  conoscenza e metodo a un tempo. E dunque la scuola non  deve
essere passivit, ma attivit; la scuola  un processo n pi n  meno
uguale a quello della vita sociale nel suo complesso: perch la scuola
  un  momento  - importantissimo - della vita sociale. Dewey  scrive:
Essendo  l'educazione un processo sociale, la scuola   semplicemente
quella forma di vita di comunit in cui sono concentrati tutti i mezzi
che serviranno

p 289 .

pi  efficacemente a rendere il fanciullo partecipe dei beni ereditari
della  specie  e  a  far  uso dei suoi poteri  per  finalit  sociali.
L'educazione  , perci, un processo di vita e non una preparazione  a
un  vivere futuro. La scuola deve rappresentare la vita attuale -  una
vita  altrettanto reale e vitale per il fanciullo di quella  che  egli
conduce a casa, nel vicinato o nel recinto dei giochi(66).

La democrazia.
     
Le  teorie  pedagogiche di Dewey sono strettamente connesse  alla  sua
idea  della  politica.  Solo  una societ  democratica  pu  garantire
all'uomo il pieno sviluppo delle sue capacit, grazie alla libert  di
scelta che gli  costantemente offerta.
     La  democrazia  -  secondo  Dewey -    ben  lontana  dall'essere
realizzata  anche  nei  paesi  di cosiddetta  democrazia  liberale,  a
partire  dagli Stati Uniti: il dominio dell'industria e della  finanza
sulla   societ   impediscono  una  piena  attuazione   dei   princpi
democratici.  Ma,  a  maggior ragione, sono  da  condannare  i  regimi
totalitari.  I  metodi democratici egli scrive si  sono  dimostrati
indispensabili,  anche  se  mancano di una consistenza  adeguata,  per
attuare le trasformazioni economiche nell'interesse della libert.  Ho
di tanto in tanto messo in rilievo, insieme con molti altri scrittori,
le  dannose conseguenze che l'attuale regime industriale e finanziario
ha  sulla  realt dei metodi e dei fini democratici. Non ho niente  da
ritrattare. Ma le condizioni dei paesi totalitari hanno dimostrato  il
fatto non sufficientemente realizzato dai critici, me incluso, che  le
forme  democratiche  che ancora esistono incoraggiano  la  libert  di
discussione,  le  critiche  e  le associazioni  volontarie,  e  perci
stabiliscono  un abisso fra un paese che ha suffragio e rappresentanza
popolare  e  uno  retto da una dittatura, sia  essa  di  destra  o  di
sinistra,  dato  che  le  diversit  fra  le  due  vanno  sempre   pi
attenuandosi   in   quanto  le  loro  tecniche  si   modellano   l'una
sull'altra(67).
     
La comunicazione.
     
Da  quanto  detto fin qui dovrebbe essere chiaro che - nella filosofia
di  Dewey  -  si  assiste al progressivo svincolamento  dell'individuo
dalla  propria  soggettivit  per  stabilire  un  rapporto  dialettico
(interattivo) con la natura e con la societ. In questo processo, teso
ad  affermare  la  libert  in  un contesto  democratico  al  fine  di
migliorare il mondo, un ruolo insostituibile  svolto dal linguaggio e
dalla comunicazione.
     Il  linguaggio  indubbiamente un fatto biologico, ma  anche  lo
strumento  che  ha  consentito all'uomo  di  evolvere  da  un'attivit
puramente  biologica a un'attivit culturale e, quindi, di passare  da
un  livello  esclusivamente soggettivo a uno oggettivo,  dove  essere
"obiettivo" da un punto di vista intellettuale significa defalcare  ed
eliminare i fattori meramente personali
     
     p 290 .
     
     delle  operazioni impiegate per raggiungere una conclusione.  In
altre parole: le nostre operazioni logiche e i nostri ragionamenti  (e
quindi le nostre azioni) possono essere comunicate agli altri perch
esiste un linguaggio comune.
     Comunicare  ,  soprattutto, fare qualcosa in comune.  In  questo
modo  tutti  gli aspetti della vita intelligente confluiscono  in  una
concezione   unitaria   di   costruzione   dei   valori   che    viene
progressivamente perfezionandosi attraverso l'impegno  dei  singoli  e
della collettivit.(68)

Abbandonare la ricerca dell'assoluto.
     
Abbandonare  la  ricerca  della  realt  e  del  valore  assoluto   e
immutabile pu sembrare un sacrificio, ma  un sacrificio che vale la
pena di essere compiuto, perch questa rinuncia consente di impegnarsi
in  qualcosa  di pi vitale: cio - scrive Dewey - nella ricerca  dei
valori  che  possono  essere assimilati e condivisi  da  tutti  perch
connessi ai fondamenti della vita sociale.(69)
     Ma  la  ricerca della comunicazione, cio dell'esperienza comune,
che  Dewey  ritiene fondamentale, per potersi affermare  deve  lottare
contro  l'atteggiamento filosofico dell'Occidente, che per  secoli  ha
screditato il valore dell'esperienza. E siccome - anche se pensata per
pochi - la filosofia ha agito su tutti e ne ha determinato il modo  di
pensare,   l'impresa  di  proporre  una  filosofia  per   tutti   deve
necessariamente avere come punto di partenza l'educazione e la scuola.
     Vale  la pena - a conclusione di queste pagine sul pragmatismo  -
riflettere, attraverso le parole di Dewey, sul ruolo che pu  svolgere
una filosofia non dogmatica.
     
Elogio della filosofia non dogmatica.
     
Non  posso  fare a meno di concludere senza fare riferimento  al  pi
vasto valore liberale e umano della filosofia, quando venga perseguita
con  metodo empirico. Le pi serie accuse che si possono muovere  alle
filosofie non-empiriche  che esse hanno gettato una cappa di oscurit
sulle  cose  dell'esperienza ordinaria. Non si  sono  accontentate  di
mettervi  ordine.  Hanno anzi gettato su di esse  diffuso  discredito.
Gettando disprezzo sulle cose dell'esperienza quotidiana, dell'azione,
della  vita  emotiva e dei rapporti sociali, hanno fatto  qualcosa  di
peggio  che non riuscire a dare quella direzione intelligente  di  cui
queste  cose hanno tanto bisogno. Non sarebbe stato importante  se  la
filosofia   fosse  stata  riservata  a  pochi  pensatori  come   lusso
esclusivo.  Il  fatto importante  che le filosofie hanno  negato  che
l'esperienza  comune  sia  capace di sviluppare  dal  proprio  interno
metodi  che garantiscano direzione per se stessa e che creino  modelli
intrinsecamente validi di giudizio e di valore. Nessuno sa come  molti
dei  mali  e  difetti  che vengono indicati come ragioni  di  distacco
dall'esperienza siano essi stessi dovuti al discredito  in  cui  viene
gettata  l'esperienza  da quelle filosofie cos stranamente  impegnate
nella riflessione. Allo sciupo del tempo e dell'energia,

p 291 .

con  la  conseguente  disillusione per la  vita  che  accompagna  ogni
deviazione   dall'esperienza  concreta,  deve   essere   aggiunta   la
consapevolezza,  tragicamente  mancata,  del  valore  che  la  ricerca
intelligente    rivelerebbe    e    farebbe    maturare    all'interno
dell'esperienza ordinaria. Non sono in grado di calcolare  quanto  del
corrente cinismo, indifferenza e pessimismo sia dovuto a queste  cause
e   all'abbandono  della  vita  dell'intelligenza   che   esse   hanno
comportato.   In  molti  ambienti    diventato  un  segno   di   poca
sofisticazione immaginare che la vita sia o possa essere una  sorgente
di  bene e di felicit. Le filosofie non meno che le religioni possono
essere  investite  della responsabilit di aver reso possibili  questi
fenomeni.  Il  filosofo trascendentale forse   pi  responsabile  del
sensualista  e del materialista dichiarato di oscurare le  possibilit
di gioia e di autoregolazione che l'esperienza quotidiana ha in s. Se
ci  che    stato scritto in queste pagine non avr altro  esito  che
quello  di  creare  e  di  promuovere  il  rispetto  per  la  concreta
esperienza umana e per le sue potenzialit, sar soddisfatto(70).
